| |
AndreA Arte ContemporaneA
corso Palladio 165
36100 Vicenza Italy
telefono 0444 54 10 70 info@andrea-arte.com |
 |
Home > Mostre > Verginer
AndreA Arte ContemporaneA inaugura
Willy Verginer
La galleria Andrea arte contemporanea sabato 5 maggio 2007 inaugura
dalle ore 18.00 alle 22.00 presso il suo spazio sperimentale
A2, nei pressi della zona industriale di Vicenza ovest, la mostra
dello scultore Willy Verginer.
L'artista altoatesino, noto al pubblico del contemporaneo per
le recenti esposizioni di Milano e Trento curate da Danilo Eccher
e Luca Beatrice, presenta, a cura di Stefania Portinari, tre
installazioni: Cecità voluta, Torri dell'inutile e Alpsound.
La prima, realizzata site specific appositamente per l'ambiente
della galleria, presenta una sequenza di personaggi scolpiti
nel legno posizionati su un molo che tende all'infinito. Le figure,
delineate con un'apparenza iperrealista, pare si immergano in
parte nel fondo grigio della galleria, in un doppio inganno di
rimandi e considerazioni: indolenti nell'atteggiamento ma vigili
nel guardare verso un punto misterioso, affondano nel silenzio,
osservano qualcosa avanti a loro, ma l'obiettivo rimane incognito.
La loro "cecità" è voluta: o in conseguenza
degli occhiali che indossano o perché non intendono idealmente
vedere ciò che sta accadendo intorno. Tema sotteso dell'opera è un
ragionamento sul clima e sull'ambiente, sul riscaldamento terrestre
e sulle conseguenze che avrà sul mare, sul nostro modo
sconsiderato di essere spettatori di fronte agli annunci di catastrofi
e di cambiamenti che non vogliamo guardare. I villeggianti, apparentemente
senza espressione come manichini metafisici, sono copie così veritiere
da essere più vicini, nel loro valore di estetica apparente
ma in realtà di significativo significante, alle sacre
rappresentazioni lignee medievali che all'iperrealismo pop.
|
 |
| Sono persone di generazioni differenti
poste ad altezza decrescente, come un campionario delle varie età dell’uomo.
E' un Quarto stato che più che avanzare rimane stagliato,
immobile, come abbacinato e sorpreso da un’instantanea. Solo
una figura maschile che come un’avanguardia si staglia solitaria
e fissa lo sguardo in avanti potrebbe forse svelare la rilevante
denuncia.
Le opere di Willy Verginer sono contraddistinte da un uso asintomatico
ed espressivo del colore acrilico steso a fasce, opaco e tracciante.
Anche in questa installazione "marina" i
tonalismi non corrispondono all'ambito naturalistico che ci aspetteremmo: niente
azzurri, niente blu ultramarini ma rosso e arancio a bloccare l'incomunicabilità di
ognuno, concentrato su se stesso. Lo spiazzamento visivo reso dal dato oggettivo
e dalle dimensioni reali dei legni-identità si scontra anche con questo
inaspettato senso coloristico, con la mancanza di stati d'animo. Su tutto predomina
il senso dell'attesa, nell'impossibilità di sapere se l'evento stia per
accadere; come nel Colombre di Dino Buzzati ci è suggerito che talora
l'essenza della vita è l'attesa stessa di qualcosa di misterioso la cui
natura e significato non si saprà mai se non alla fine.

|
|
Le Torri dell'inutile richiamano
nel titolo un romanzo di Lionel Terray, I conquistatori dell'inutile
(1961), che tratta della presa delle vette da parte dei primi
alpinisti, le cui gesta irte di pericoli e di sfide venivano
generalmente concepite come azioni senza motivo, spinte da senso
di vanagloria e follia. Le sagome di conquistatori delle cime
scolpite da Verginer e delineate con il consueto impiego del
cromatismo straniante indossano giubboni contemporanei ma come
eroi schilleriani o piccoli napoleoni si ergono impuntate e solitarie
sulle cime di speroni rocciosi. E' il loro atteggiamento e la
muta risoluzione che li spinge a rivelarci che il significato
dell'impresa per loro è una necessità tutta interiore.
Come scrive Danilo Eccher, l'"oscillazione tra realismo narrativo e indeterminatezza
interpretativa" dell'artista ne fanno la sua cifra particolare, così come
nelle recenti sculture Alpsound, in cui alcune mucche sono protagoniste non del
tutto inconsapevoli di ritratti segnaletici, caustici ma austeri, che denunciano
ironicamente il loro status di arcadico cliché turistico. La sorpresa
della possibilità che la scultura emetta un suono, assieme alla tracciatura
degli animali con segni da arte povera, indicazioni stradali, frecce unidirezionali
e all'atteggiamento da paladine della peculiarità regionale, indica che
nel momento in cui più appare naturale la rappresentazione, tanto più emerge
invece la manipolazione del reale e si svela, innocuamente, l’inganno.
|
 |
|
Le installazioni di Willy Verginer impiegano il legno di pero
e tiglio con un senso del fare vicino alle origini dell'artigianato
tradizionale della val Gardena, tipologizzandone un uso tutto al
contemporaneo, come scrive Luca Beatrice, "per la sua poetica
inattualità", per il suo rapporto con la natura. Cogliendo
dunque l'essenza del suo territorio, la memoria dei luoghi, senza
rinnegare le sue radici Verginer ha saputo costruire una via sua
propria, originale e icastica. Se la sua poetica si inserisce in
un filone che considera suoi coprotagonisti artisti come Stephan
Balkenhol e Aron Demetz, pure la consistenza delle sue opere è avvolta
da una maggiore visionarietà. La realtà fisiologica
assume il ruolo sfigurante e talora straniante di una profonda
ironia, non solo in gioco con le aspettative dell'osservatore attraverso
i trucchi del trompe l'oeil, ma con una pensosa costruzione di
idee nello spazio e nel tempo. Il materiale vivo reca i solchi
e le segnature degli strumenti di lavoro, facendone emergere le
tracce dell’agire. Il forte senso estetico completa l'evidenza
dell'opera determinandola con qualcosa di più immateriale,
incorporeo, intangibile, che è la riflessione sulla natura,
sull’uomo e l’animale, sul senso di sforzo e di confine,
su quali siano i nostri limiti e le nostre aspettative.
|
 |
|
Willy Verginer è nato a Bressanone nel 1957, vive e lavora
ad Ortisei.
Ha frequentato gli ambienti dell'Accademia di Monaco. Le sue più recenti
esposizioni si sono tenute al MART di Rovereto, a New York, alla
galleria Il Castello di Milano e Trento.
|
| |
|
 |
 |
|