| AndreA Arte ContemporaneA inaugura
il 14 aprile
Insieme di infinite parti, il corpo umano è una maestosa,
complessa, architettura.
Molosso pietrificato che l’empito
scientifico vorrebbe dissezionato in frammenti, brandelli che
funzionano da sineddoche per richiamare in causa un Tutto omogeneo.
L'anatomia, e quel poco che se ne racconta, descrivono gli esiti
e le tensioni con cui Nicola Samorì [si] misura [con]
il corpo umano, atomizzato ma compatto. Tutte le sue opere ci
parlano di membra disiecta e di una materia in via di disgregazione;
ferite e suture concorrono ad individuare un’articolazione
attiva, esempio di come quello che appare disorganico – perché "incompleto" – sia
invece perfettamente adeguato a se stesso.

Ma il corpo è soprattutto
un tempio, che nella sua forma transeunte è reso fossile
da Samorì. Richiamandosi al tema del moulage, il precipitato
dell'anatomia diventa modello-matrice, ritrova colore in pittura
e imprime la sua [f]orma non solo nel gesso ma anche sul rame
e sulle plastiche. Il calco sul vivo si confonde così col
semi-vivo, in un gioco di derive che nell'approdo cancellano
ogni parvenza d'origine, generando atolli pesanti, complessi,
oltraggianti, in grado di esorcizzare la morte.
Aggregazione
e disgregazione ne costituiscono e garantiscono il consanguineo
divenire.
Alberto Zanchetta
|