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AndreA Arte ContemporaneA
corso Palladio 165
36100 Vicenza Italy
telefono 0444 54 10 70 info@andrea-arte.com |
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> Ganau Morone
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Urban People
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| Mostra |
Urban People |
| Artista |
Gavino Ganau, Roberto Morone |
| Sede |
AndreA Arte Contemporanea |
| Inaugurazione |
sabato 13 dicembre, ore 17,30 |
| Durata |
fino al 17 gennaio 2004 |
| Indirizzo |
corso Palladio 165 - Vicenza |
| Telefono |
0444 541070 |
| E-mail |
andrea-arte@libero.it |
| Web |
www.andrea-arte.com |
| Orario di visita |
dal martedì al sabato, ore 16.30-19.30 |
| Catalogo |
in galleria con testo di Maurizio Sciaccaluga |
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AndreA Arte ContemporaneA inaugura
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sabato 13 dicembre una mostra degli artisti Gavino
Ganau e Roberto Morone
Comunicato stampa. Ganau pittore sassarese,
reduce dalla finale milanese del premio "Cairo Communication",
dipinge esclusivamente in bianco e nero, Morone di Torino ha
estremizzato la sua figurazione con primissimi piani di volti
di cui ritrae esclusivamente gli occhi.
Scrive Sciaccaluga: sono due giovani autori, venuti fuori con le più recenti
infornate di figurativi d’assalto, che si sono incamminati proprio lungo
questa strada, che hanno privilegiato la frizione e la scintilla rispetto alla
calma piatta.
I loro quadri piombano con grinta addosso
agli spettatori, li mettono spalle al muro, non li lasciano respirare.
In maniera molto diversa – dato che, se quelli del primo
puntano sullo stupore psicologico del visitatore che si trova
improvvisamente e inopinatamente osservato e spogliato, quelli
del secondo lo minacciano fisicamente, ne inchiodano i movimenti
costringendolo ad avanzare con circospezione lungo le pareti – entrambi
gli artisti violano la libertà degli osservatori e si
pongono in conflitto con loro.
Con Ganau la singolar tenzone intellettuale ed emotiva della mostra diventa
rissa fisica, contrasto aperto, litigio della serie "O tu o io".
Dai quadri emergono panorami lividi, orizzonti desolati e inquietanti,
figure minacciose, splendide top model armate e pericolosissime, che non
ammettono repliche e non accettano compromessi. Non sembra possibile convivere
con loro, sopportarli ed essere sopportato; bisogna piuttosto affrontarli
a viso aperto, per quanto queste belle bad girls, questi luoghi aperti
e terribili incutano più di una paura.
Morone aspetta che qualcuno entri in galleria per poi mandarlo in paranoia,
per farlo sentire seguito e spiato, denudato e messo alla berlina. Uomini
e donne che siano, i suoi personaggi, evocati e rappresentati da grandi
occhi aperti sulla (e dalla) parete, seguono ogni moto degli spettatori,
e dopo scrutano, valutano, soppesano, tranciano e marchiano a fuoco chi
era venuto per scutare e marchiare.
Viene edito per l'occasione un catalogo interamente a colori.
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Alto Impatto Ambientale
di Maurizio Sciaccaluga
Nella nuova figurazione italiana c’è una
linea dura e aggressiva che ha scelto un segno scattante e violento,
colori portati all’eccesso, soggetti che sfidano gli spettatori.
C’è un fronte armato, ovviamente di tela e di pennello,
che ha optato per lo scontro frontale contro il gusto imperante,
per il cortocircuito contro l’idea tranquillizzante di
dipinto e avverso i soggetti piacevoli e accattivanti. È una
hot line che – prese le mosse dal ciclo sulla sedia elettrica
di Andy Warhol, dalle armi in bianco e nero di Robert Longo,
dalle pornostar tutte sospiri e gridolini di Richard Phillips – introduce
nel nostro paese una pittura che scuota, che rompa gli schemi,
che s’ispiri agli stili più sovversivi del fumetto,
del cinema e del videogame per poi shakerarli in un’unica
figura shock. Per tramutarli in un risultato d’alto impatto
ambientale (ovvero capace di rivoluzionare la rilassatezza e
la sicurezza del luogo che lo ospita, sia esso una galleria o
la dimora di un collezionista). Roberto Morone e Gavino Ganau
sono due giovani autori, venuti fuori con le più recenti
infornate di figurativi d’assalto, che si sono incamminati
proprio lungo questa strada, che hanno privilegiato la frizione
e la scintilla rispetto alla calma piatta. I loro quadri piombano
con grinta addosso agli spettatori, li mettono spalle al muro,
non li lasciano respirare. In maniera molto diversa – dato
che, se quelli del primo puntano sullo stupore psicologico del
visitatore che si trova improvvisamente e inopinatamente osservato
e spogliato, quelli del secondo lo minacciano fisicamente, ne
inchiodano i movimenti costringendolo ad avanzare con circospezione
lungo le pareti – entrambi gli artisti violano la libertà degli
osservatori e si pongono in conflitto con loro. Non dipingono
opere che possano dare piacere tranquillizzante, che possano
far esaltare le architetture di uno spazio o il gusto di un interno,
ma in queste architetture e in questi interni cercano d’inserire
un elemento di disturbo, qualcosa che mandi in tilt e faccia
scoppiare la situazione.
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Morone
aspetta che qualcuno entri in galleria per poi mandarlo in paranoia,
per farlo sentire seguito e spiato, denudato e messo alla berlina.
Uomini e donne che siano, i suoi personaggi, evocati e rappresentati
da grandi occhi aperti sulla (e dalla) parete, seguono ogni moto
degli spettatori, e dopo scrutano, valutano, soppesano, tranciano
e marchiano a fuoco chi era venuto per scrutare e marchiare.
E un gioco di ruolo il loro: sarebbero da guardare e invece guardano,
e sembra che muovano le pupille al ritmo dei passi degli avventori.
Non è chiaro quale sia l’opera e chi sia a giudicare,
tutti adocchiano tutto e nessuno si sente più sicuro.
L’artista,
pur esaltando la storia e le caratteristiche della pittura con
una tecnica rilevante che gli serve a dare credibilità e
verosimiglianza all’immagine, mette in crisi le logiche
dell’esposizione, confonde le regole e spiazza gli affezionati
del vernissage. Una pittura piatta, liquida, priva di matericità e
organizzata attorno a una rigida bicromia, serve all’autore
per creare una figura dipinta in senso orizzontale ma tutta orientata
in profondità, verticalmente, in direzione introspettiva.
Sulla tela, al di là degli occhi, resta il carattere e
l’indole dei soggetti ritratti, che mentre sfidano lo spettatore
guardandolo fisso mostrano anche timidezza e apprensione, incertezza
per l’esito della battaglia psicologica appena cominciata. |
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Con Ganau la singolar tenzone
intellettuale ed emotiva della mostra diventa rissa fisica, contrasto
aperto, litigio della serie “O tu o io”. Dai quadri
emergono panorami lividi, orizzonti desolati e inquietanti, figure
minacciose, splendide top model armate e pericolosissime, che non
ammettono repliche e non accettano compromessi. Non sembra possibile
convivere con loro, sopportarli ed essere sopportato; bisogna piuttosto
affrontarli a viso aperto, per quanto queste belle bad girls, questi
luoghi aperti e terribili incutano più di una paura.
L’artista sardo prende spunto dal cinema d’azione per trasformare
radicalmente il tutto e dare vita ad atmosfere noir, a quelle ssituazioni estreme
e gelide alla Melville e alla Howard Hawks. Sui quadri campeggiano attrici e
scene palesemente fittizie, icone sexy e quinte cinematografiche, ma l’aria
che si respira è quella della mala marsigliese, del pessimismo senza speranza
alla Marlowe, degli scontri epici e miserabili da bar di periferia, da furfanterie
disperate da quattro soldi. |
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Nelle opere di Ganau perfino la bellissima
Angeline Jolie e la mitica e inarrivabile Lara Croft (mitica
per il videogioco, non per la trasposizione sullo schermo) sono
lontane, si dicono ‘contro’. Seppur molti si siano
identificati in loro, seppur qualcuno le abbia desiderate, nei
pezzi diventano un simbolo di aggressività, tanto affascinanti
quanto altere, compromettenti, fatali.
Ad aumentare curiosità e inquietudini dell’esposizione, ci si
mette il rapporto promiscuo tra i lavori, tra i volti in primissimo piano e
le eroine dello schermo, tra gli sguardi furtivi e le azioni di guerriglia,
tra le pupille impaurite e i jet a reazione che sfrecciano cattivi su cieli
bassi e cupi. Le opere di Morone reagiscono a quelle di Ganau, gli occhi dipinti
dall’autore piemontese mostrano interdizione per le armi e i colpi dei
personaggi del pittore sardo, e questi ultimi aumentano d’aggressività se
confrontati a volti impietriti dall’incertezza, bloccati dall’insicurezza.
L’esposizione, già orchestrata
su linee chiarissime, che in Morone si dirigono introspettivamente
verso l’interno del soggetto ritratto e in Ganau partono
dall’opera per cozzare infine con violenza sullo spettatore,
acquista altre direzioni di confronto e di lettura, che vedono
i lavori interagire, colloquiare, incontrarsi. Non per appaiarsi
ma entrare in conflitto, condizionarsi, picchiarsi, Da una parte
uscire fuori con foga dalla cornice, dall’altra ritrarsi
oltre essa, quasi per sparire. Per distogliere lo sguardo, quello
sguardo fisso su una vita che, prima solo rappresentata nelle
sale dei cinema, è ora diventata terribilmente reale.
E dura.
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