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AndreA Arte ContemporaneA
corso Palladio 165
36100 Vicenza Italy

telefono 0444 54 10 70  info@andrea-arte.com

Home > Mostre > Cagol e Mattii

Stefano Cagol - Maria Carla Mattii
     
Mostra Stefano Cagol - Maria Carla Mattii
Artista Stefano Cagol - Maria Carla Mattii
Sede AndreA Arte ContemporaneA
Inaugurazione sabato 27 settembre, ore 17:45
Durata fino al 26 ottobre 2003
Indirizzo corso Palladio 165 - Vicenza
Telefono 0444 541070
E-mail info@andrea-arte.com
Web www.andrea-arte.com
Orario di visita dal mercoledì alla domenica, ore 17:00-19:30
Catalogo in galleria con testo di Victor Arellano Rey
 
AndreA Arte ContemporaneA inaugura

Per l'occasione Cagol presenta cinque lavori fotografici ed un video inediti della serie "Hyway 69" ed alcuni della serie "Empire&Spider" del 2000.
Matti espone 5 grandi stampe lamba e un lightbox inerenti le "scomposizioni" di soggetti vegetali.
Viene edito un catalogo/invito con testo di Victor Arellano Rey. 
Al momento d’impressionare sulla carta resa sensibile dai sali d’argento un’immagine della realtà, più precisamente l’immagine della propria figlia, Daguerre era consapevole della portata della rivoluzione che iniziava, anche se non avrebbe potuto immaginare come quelle immagini, celebrate per la loro scientifica oggettività, sarebbero state investite del glamour attuale.



La scoperta determinante spiega  il curatore della mostra Victor  Arellano Rey  nella messa a punto di quel processo che aveva trattenuto, in maniera indelebile e permanente, un’immagine destinata fino ad allora all’evanescenza.
In apparente contrasto con i postulati della nascita e dello sviluppo di questa arte della memoria, la fotografia contemporanea insegue una sorta di dissolvenza continua che troviamo anche nell’opera di Stefano Cagol.
Videoartista che fugge dal presente e contemporaneamente tende ad un’ossessiva cristallizzazione del reale, Cagol informa quello che Arellano chiama  uno shining della visione.
Della messa in scena del reale come ultimo esilio della fantasia poetica si parla anche nei lavori di Maria Carla Mattii.
Il parallelo con Fontcuberta è fin troppo ovvio, ma altrimenti evidente è la maniera con cui sia Mattii che il fotografo spagnolo si confrontino con il manierismo dell’immagine riprodotta, una vera e propria mise en scene duréel. Come il deus ex machina della tragedia greca, del quale non si ignorano gli sviluppi e le idealmente aberranti visioni dell’idea di Dio del Cristianesimo, la tragicità e l’ironia della pratica artistica, del fare e disfare in un apparente non sense della visione, non trovano soluzioni di continuità, capovolgendo il paradosso della visione nella regia metodica dello scenografo supremo.
Stefano Cagol e Carla Maria Mattii
di Victor Arellano Rey

Al momento d’impressionare sulla carta resa sensibile dai sali d’argento un’immagine della realtà, più precisamente l’immagine della propria figlia, Daguerre era consapevole della portata della rivoluzione che iniziava, anche se non avrebbe potuto immaginare come quelle immagini, celebrate per la loro scientifica oggettività, sarebbero state investite del glamour attuale.

La scoperta determinante consisteva nella messa a punto di quel processo che aveva trattenuto, in maniera indelebile e permanente, un’immagine destinata fino ad allora all’evanescenza.
In apparente contrasto con i postulati della nascita e dello sviluppo di questa arte della memoria, la fotografia contemporanea insegue una sorta di dissolvenza continua che troviamo anche nell’opera di Stefano Cagol.
Videoartista che fugge dal presente e contemporaneamente tende ad un’ossessiva cristallizzazione del reale, Cagol informa quello che chiameremmo uno shining della visione.
Come nel film di Jim Jarmusch ”Permanent vacation”, l’opera d’arte si configura nella continua elusione di sé e dei propri confini, sorpassando il concetto di totalità, configurando uno stato di ricerca che è stato identificato come nomade.

Nel fondare la videoarte e nel proporla, attraverso l’istituzione della Biennale di Venezia, al panorama internazionale, Nam June Paik aveva aperto la strada ad una corrente che andava oltre i capisaldi espressivi di una forma d’arte, costituendone un’autonomia, che all’epoca – primi anni ’80 – rimaneva a molti incomprensibile. In quel momento anche Stefano Cagol dava il via alla propria videografia, con molte inquietudini e aspetti sperimentali. Prodromi che sono ancora presenti nelle sue opere: nei video così come nelle fotografie di grande formato.

Ed è proprio nelle gigantografie più recenti che Cagol ci riporta alle invenzioni pirotecniche del padre della fotografia, Daguerre, che con il diorama anticipò la nascita del cinema, cinemascope in particolare, ma non solo: l’idea stessa di scenografia, già dal Rinascimento, apre la strada ad una concezione eccentrica della prospettiva, esplosa poi nel Barocco frantumandosi nell’infinità dei punti di vista.
Della messa in scena del reale come ultimo esilio della fantasia poetica si parla anche nei lavori di Carla Mattii.
Il parallelo con Fontcuberta è fin troppo ovvio, ma altrimenti evidente è la maniera con cui sia Mattii che il fotografo spagnolo si confrontino con il manierismo dell’immagine riprodotta, una vera e propria mise en scene du réel. Come il deus ex machina della tragedia greca, del quale non si ignorano gli sviluppi e le idealmente aberranti visioni dell’idea di Dio del Cristianesimo, la tragicità e l’ironia della pratica artistica, del fare e disfare in un apparente non sense della visione, non trovano soluzioni di continuità, capovolgendo il paradosso della visione nella regia metodica dello scenografo supremo.
La messa a punto di ogni dettaglio, la purezza di un’immagine che nasconde la sua impossibilità ad essere, già presenti in pittura nella corrente dell’iperrealismo, ripropongono in maniera chiara la questione del postmodernismo, situazione di epistemologica non ancora conclusa.

Su di un altro livello le problematiche postmoderne che percorrono il lavori di Mattii s’incrociano con la possibilità di produrre artefatti che conservino la propria vocazione al bricolage, inteso come ultima provocazione della pop art da Warhol a Rosenquist.
All’ Andy Warhol film maker, quello di Sleep e Blue Movie, ci riportano infine anche i video di Stefano Cagol, frames del presente che, nella distorsione dell’elemento tempo-durata, operano una rarefazione della materia tale da portare all’astrazione.

Victor Arellano Rey
 
 






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