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AndreA Arte ContemporaneA
corso Palladio 165
36100 Vicenza Italy

telefono 0444 54 10 70 info@andrea-arte.com

Home > Artisti > Capogrosso

Capogrosso Pietro
Tulip
cm 100x100
Olio su tela
2003
Cupole
cm 30x40
Olio su tela
2009

   
Gagarin's house
cm 30x40
Olio su tela
2008
Abbaglio
cm 35x50
Olio su carta
2010
     
Visione (albero)
cm 35x50
Olio su carta
2010
Senza titolo
cm 36x51
Olio su carta intelata
2006
     
Riva
cm 40x50
Olio su lino
2009

Riva
cm 40x50
Olio su tela
2010

     

Dacia
cm 45x50
Olio su tela
2009

Majorana
cm 50x40
Olio su tela
2005

   
Pasolini
cm 50x40
Olio su tela
2007
Suzdal
cm 50x45
Olio su tela
2009
     
Suzdal
cm 50x45
Olio su tela
2009
Isba
cm 50x60
Olio su tela
2010
     

The Drawing of Ed Rusha
cm 50x60
Olio su tela
2009

Intercessione
cm 60x50
Olio su tela
2009

   

Cupole
cm 60x70
Olio su tela
2009

Fiori
cm 60x70
Olio su tela
2002

 

Tulip
cm 70x80
Olio su tela
2004

Polveroso
cm 80x100
Olio su tela
2004

     
Raduga
cm 90x100
Olio su tela
2010
Riva
cm 50x45
Olio su tela
2009
     
Senza titolo
cm 90x116
Olio su tela
2010
Sipario
cm 120x140
Olio su tela
2010
     
Bunker
cm 140x190
Olio su tela
2004
   
     


Pietro Capogrosso
Per la sua prima mostra personale alla Andrea Arte ContemporaneA, Pietro Capogrosso presenta una inedita serie di “vedute” estrapolate dalla realtà moscovita. Il titolo della mostra, Kutuzoskij prospekt 13, corrisponde infatti all’indirizzo civico in cui l’artista vive e lavora da alcuni anni a questa parte. Dopo i meriggi paesaggistici della Puglia (che dichiaravano una chiara appartenenza al proprio retroterra, anagrafico come pure culturale) ecco affacciarsi sulla tela i panorami innevati della Mosca post-comunista, il cui aspetto rigoroso e asciutto si confà al ricordo del marziale “Generale Inverno”. Partendo da un’attenta ricognizione della natura e dell’assetto urbano, l’artista inquadra i soggetti con tagli fotografici che ne accentuano la visione frammentaria per poi decontestualizzarli e traslarli in una dimensione astratta e asciutta. La componente stilistica, così come la gamma della tavolozza, è quasi ridotta al grado zero della figurazione. La luce tersa modula il colore su tonalità pastello e sfalda i dettagli lasciando che la sostanza delle cose diventi una massa soggetta a vibrazioni e dissoluzioni; i volumi, di conseguenza, si azzerano proiettando le silhouette di cupole, alberi, case, tralicci, su fondi opalini e rarefatti. L’atmosfera coloristica, unitamente al senso di vuoto e di sospensione che aleggia nelle vedute di Capogrosso, acuisce l’impossibilità di afferrare queste sue “architetture impalpabili”. Inevitabilmente lo sguardo tende a posarsi su elementi secondari, inaspettati, privi di retorica o eroicità, che subiscono «quel senso di abbandono – aveva scritto Marco Pierini – che caratterizza gli oggetti prescelti dal pittore (in solitudine, dimenticati, accantonati ai margini)» capaci di restituire «il momento del silenzio, dell’aria che resta sospesa, del movimento che si arresta».

Quello di Capogrosso è un costante lavoro di osservazione, un’ostinata ricerca su soggetti simili ma mai identici, un’indagine paziente intorno a uno spazio “raccolto” (e giammai raccontato) che inclina all’intimismo. Un intimismo personale, ma anche tecnico: di riflessione sui valori stessi della pittura. Non per nulla, i dipinti dell’artista sono “riservati”, “discreti”, ci parlano sottovoce di un mondo autobiografico, sensibilità che qualcuno aveva giustamente fatto risalire a Giorgio Morandi.

In punta di pennello Capogrosso pare ereditare la lezione del vivere del maestro emiliano, la volontà cioè di affacciarsi sul mondo da una finestra aperta – la tela – per convertire la realtà oggettiva in una verità pittorica. Or dunque, «qual è il segreto di una pittura in apparenza tanto semplice?» si chiedeva Marchiori a proposito di Morandi, interrogativo che si rinnova di fronte alle opere di Pietro Capogrosso; segreto di cui lo spettatore non deve chiedere spiegazioni, perché le presenze emblematiche di questi quadri si rivolgono solo ed esclusivamente ai nostri occhi.

L’incanto (dello sguardo) è tutto, e innanzitutto.

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